Apri il vecchio indirizzo del negozio e il sito non c’è più. Se terminava con business.site, potresti stare cercando una pagina creata attraverso Google Business Profile, un servizio per siti web dismesso nel 2024.
La soluzione richiede un nuovo sito e una revisione dei collegamenti ancora in circolazione. Prima di partire, distingui quel vecchio indirizzo dalla scheda Maps e da un eventuale dominio acquistato dall’attività.
Indice della guida
Controlla quale indirizzo non funziona
Copia l’indirizzo completo dal biglietto da visita, dalla scheda Google o dal messaggio del cliente. Un nome che termina con business.site identifica il vecchio servizio collegato ai profili delle attività. Un sito creato con Google Sites o un dominio come quello acquistato per la tua impresa richiede invece una verifica distinta. La parola “Google” nel ricordo del titolare non basta a stabilire quale piattaforma fosse usata.
Apri l’indirizzo anche da smartphone e annota il comportamento: pagina inesistente, errore di connessione, destinazione diversa oppure sito di un altro fornitore. Se hai un dominio tuo, recupera il nome del registrar e controlla chi può gestirlo. Potrebbe essere stato collegato al vecchio servizio oppure avere un problema indipendente. Per un dominio scaduto segui la guida su sito ed email che smettono di funzionare, evitando di attribuire ogni errore alla dismissione di business.site.
La dismissione del sito non equivale alla chiusura della scheda
La chiusura dei siti generati da Google Business Profile risale a marzo 2024; il reindirizzamento temporaneo alla scheda era previsto fino al 10 giugno 2024. La discussione storica nella community Google riporta l’annuncio di allora. È una ricostruzione della dismissione, non un avviso di una nuova scadenza.
La scheda dell’attività e il sito sono elementi diversi. Cerca l’impresa su Maps e verifica nome, recapiti e accessi al profilo. Non creare una seconda scheda per sostituire il sito: non risolveresti il collegamento e potresti introdurre un duplicato. Se il profilo presenta un problema, gestiscilo separatamente attraverso la relativa assistenza. La documentazione di Google Sites descrive un altro prodotto, con proprie opzioni di pubblicazione; non è il pannello per riattivare un vecchio business.site.
Raccogli materiali e accessi prima di commissionare il nuovo sito
Prepara una cartella con logo, fotografie originali, descrizioni dei servizi, recapiti, orari e informazioni sulla sede. Cerca questi materiali negli archivi dell’attività e presso il precedente fornitore. Non dare per scontato che esista un’esportazione completa del sito scomparso o che ogni elemento possa essere recuperato. Se trovi una vecchia copia, controlla che prezzi, persone e servizi siano ancora attuali prima di ripubblicarli.
Decidi anche chi deve controllare il dominio e ricevere le comunicazioni di rinnovo. Un indirizzo assegnato sotto business.site non è un dominio acquistato e amministrabile dall’impresa. Se possiedi invece un tuo dominio, conserva gli accessi e chiarisci se ospita anche email aziendali: cambiare impostazioni senza verificare questi collegamenti può interrompere servizi ancora utili. La guida alla scelta del dominio dell’attività aiuta a organizzare nome, gestione e responsabilità.
Prepara una destinazione semplice ma completa
Definisci il compito del nuovo sito prima di scegliere piattaforma e preventivo: presentare servizi, ricevere richieste, mostrare prodotti oppure gestire appuntamenti. Una prima versione può avere poche pagine, purché un cliente capisca cosa offri, dove lavori e come contattarti. Servono testi specifici, fotografie pertinenti e un percorso utilizzabile dal telefono, non una pagina generica pubblicata soltanto per avere un indirizzo.
Controlla i contenuti insieme a chi risponde ai clienti. Le zone servite, i contatti e gli orari devono rappresentare l’operatività reale. Prova chiamata, email, modulo ed eventuale prenotazione prima di indicare il nuovo sito sulla scheda. Verifica che sia pubblico, utilizzi HTTPS e non richieda l’accesso a un account per essere letto. Per valutare quante pagine occorrono, consulta il confronto fra sito monopagina e multipagina.
Aggiorna il sito nella scheda Google esistente
Quando la nuova destinazione è pronta, accedi al profilo con un account autorizzato e modifica il campo del sito. La guida Google per modificare il profilo indica di inserire l’URL completo. Salva la modifica e controllane lo stato: l’invio non significa che ogni superficie pubblica sia già aggiornata.
Apri poi il collegamento dalla scheda pubblica e verifica la pagina raggiunta. Se esistono link separati per prenotazioni, ordini o servizi, controllali singolarmente; cambiare il sito principale non dimostra che siano stati corretti tutti. Se il nuovo indirizzo non viene accettato, usa i controlli sul sito rifiutato nella scheda Google. Mantieni un registro con vecchia destinazione, nuova destinazione ed esito, utile anche quando più persone gestiscono le informazioni dell’attività.
Correggi i vecchi collegamenti e distingui i reindirizzamenti possibili
Cerca il vecchio indirizzo nei profili social, nelle firme email, nelle directory, negli annunci e nei messaggi automatici. Esamina anche menu, volantini, cartelli e biglietti: un QR code può continuare ad aprire business.site dopo che la scheda è stata aggiornata. Se il codice contiene direttamente quell’indirizzo, serve sostituirlo; se usa un collegamento modificabile che controlli, verifica e aggiorna la sua destinazione.
Non puoi configurare un reindirizzamento sul vecchio sottodominio business.site come se fosse il tuo server. Un dominio di proprietà è un caso diverso: chi lo gestisce può valutare il collegamento al nuovo hosting e gli eventuali reindirizzamenti dagli indirizzi ancora controllati. La documentazione Google sulle migrazioni descrive trasferimenti gestibili dal proprietario del sito; non conferisce accesso a un dominio altrui. Per i portali esterni, richiedi l’aggiornamento del collegamento al loro gestore.
Verifica le richieste e la presenza del nuovo sito nella ricerca
Concludi il lavoro con una prova concreta: un cliente parte dalla scheda, apre il sito dal telefono, trova il servizio e invia una richiesta che arriva al referente corretto. Ripeti la prova da un social e da un QR code che usi ancora. L’obiettivo immediato è rendere funzionanti i percorsi, senza aspettare che i risultati di ricerca cambino per controllare i contatti.
Collega il nuovo sito a Search Console e verifica che le pagine importanti siano accessibili e indicizzabili, seguendo la guida per collegare e verificare il sito. Un nuovo indirizzo non eredita automaticamente visibilità e posizioni del precedente. Nei controlli successivi osserva ricerche, pagine trovate e richieste effettive; conserva anche l’elenco dei collegamenti esterni ancora da correggere. La sostituzione è completa quando sito, scheda e punti di contatto conducono a informazioni coerenti.
Domande frequenti
Posso riattivare il vecchio sito business.site pagando un rinnovo?
La dismissione del servizio non si risolve con un rinnovo del vecchio sito. Occorre predisporre un’altra destinazione e aggiornare i collegamenti; un eventuale dominio acquistato dall’attività va controllato separatamente.
Devo creare una nuova scheda Google per collegare il nuovo sito?
No. Se l’attività è la stessa, aggiorna il collegamento nel profilo esistente con un account autorizzato. La creazione di un duplicato non ripristina il sito dismesso.
Il vecchio QR code continuerà a funzionare?
Dipende dall’indirizzo contenuto nel codice. Se apre direttamente il vecchio business.site, occorre sostituirlo. Se passa da una destinazione modificabile che controlli, puoi verificare se sia possibile aggiornarla.
Google Sites è il vecchio servizio business.site?
No. Google Sites è un prodotto distinto con proprie modalità di gestione e pubblicazione. Accedere a Google Sites non consente di riattivare automaticamente un sito del servizio dismesso.
Fonti ufficiali e approfondimenti
Le guide ufficiali descrivono gli strumenti attuali. La discussione della community è indicata separatamente come testimonianza storica della dismissione del servizio.
