Apri Search Console e trovi domini che non conosci, magari in altre lingue. Prima di chiedere una rimozione o caricare un elenco di link da rifiutare, ricostruisci che cosa mostra il report e se esiste un problema concreto.
Indice della guida
Un negozio scopre centinaia di collegamenti da un dominio mai sentito. Nello stesso periodo riceve un messaggio commerciale che propone di eliminare tutti i “link tossici”. Il numero colpisce, ma non spiega da solo che cosa sia successo né quale lavoro serva.
L’obiettivo del controllo è arrivare a una decisione documentata: conservare una menzione utile, correggere un riferimento sbagliato, approfondire una precedente attività promozionale oppure avviare un intervento specifico. Partire cancellando tutto impedisce di fare questa distinzione.
Che cosa mostra davvero il report Link
La documentazione di Search Console chiarisce che il report è un campione, non un censimento completo. I dati vengono raggruppati e normalizzati; il dominio principale può rappresentare più sottodomini. Sono inclusi collegamenti rilevati nel tempo, anche se la pagina è stata rimossa. La presenza nell’elenco non certifica quindi che il link sia ancora attivo.
Apri Link esterni → Siti con più link, scegli il dominio e risali alle pagine di destinazione e provenienza. Salva un’esportazione prima delle verifiche. Il numero nella tabella serve a orientarsi: non misura automaticamente il valore commerciale o il rischio di quel dominio.
Annota inoltre quale proprietà stai consultando. Confondere il sito principale con una proprietà relativa a un sottodominio può portare a interpretare male collegamenti aziendali che conosci già.
Ricostruisci un collegamento prima di classificarlo
Scegli un piccolo insieme rappresentativo: un dominio molto presente, uno recente e uno con un testo insolito. Per ogni esempio registra la pagina di origine, quella del tuo sito raggiunta dal link e il contesto in cui compare.
- È una citazione dell’attività, una scheda fornitore, un articolo o una raccolta automatica?
- Il collegamento riguarda davvero la tua impresa oppure un omonimo?
- Rimanda a una pagina utile, a un vecchio indirizzo o a un contenuto inesistente?
- Compare una sola volta oppure è ripetuto in molte pagine dello stesso sito?
Esempio: un fornitore estero può elencare un rivenditore italiano. La lingua straniera non rende sospetta quella menzione. Al contrario, un vecchio accordo per pubblicare link con parole chiave commerciali merita di essere ricostruito con chi lo ha commissionato.
Se una pagina tenta download o richiede credenziali, interrompi la consultazione e fai esaminare l’URL al tecnico. Per documentare il caso non occorre interagire con il sito esterno.
Un punteggio “tossico” non è un avviso di Google
I software SEO possono aiutare a ordinare grandi elenchi, ma i loro punteggi appartengono al fornitore. Google precisa che gli strumenti di terze parti non hanno accesso ai suoi dati interni di ranking. Una classificazione come “toxic” non equivale a un’azione manuale.
Chiedi quindi che ogni proposta di rimozione riporti esempi verificabili, motivo dell’intervento e collegamento alle norme pertinenti. Un elenco colorato senza spiegazioni non permette di distinguere una menzione legittima da una pratica manipolativa.
Non fissare come obiettivo “portare il punteggio a zero”. Una verifica utile deve spiegare che cosa verrà corretto e quali collegamenti rimarranno, evitando interventi indiscriminati sulle citazioni di clienti, partner o associazioni.
Controlla le azioni manuali e separa i problemi
Apri il report Azioni manuali. Se compare una contestazione, leggi il tipo di violazione e il suo ambito. Un’azione per link non naturali in entrata richiede un percorso diverso da una contestazione sui link pubblicati dal tuo sito.
Se non sono presenti azioni manuali, non descrivere il sito come penalizzato manualmente. L’assenza dell’avviso, a sua volta, non spiega ogni variazione delle visite: confronta pagine, ricerche e periodi nella guida al calo di traffico da Google.
Annota separatamente eventuali problemi di sicurezza. Backlink sconosciuti e contenuti estranei comparsi dentro il tuo sito sono osservazioni differenti: se trovi pagine che nessuno ha pubblicato, coinvolgi subito chi gestisce l’hosting e il sito.
Ricostruisci gli accordi e le attività precedenti
Chiedi a titolare, precedente agenzia e collaboratori se sono stati acquistati pacchetti di link, pubblicazioni o inserimenti automatici. Le norme Google sui link di spam riguardano le pratiche finalizzate a manipolare il posizionamento; un rapporto pubblicitario non è automaticamente vietato, ma i relativi link devono essere qualificati correttamente.
Recupera incarichi, elenco delle pubblicazioni e interlocutori reali. Scrivi “provenienza non ricostruita” quando mancano elementi: non attribuire automaticamente i collegamenti a un concorrente. Questa distinzione aiuta anche il nuovo consulente a capire quali azioni l’azienda può effettivamente controllare.
Per le collaborazioni future privilegia progetti comprensibili ai clienti, come quelli descritti nella guida a link e menzioni locali.
Quando valutare il rifiuto dei link
La guida Google al disavow indica che lo strumento non serve alla maggior parte dei siti. Il suo utilizzo richiede un numero considerevole di link artificiali, spam o di scarsa qualità e un’azione manuale causata da quei link, oppure la probabilità concreta di riceverla. Un dominio sconosciuto, da solo, non soddisfa queste condizioni.
Quando il caso lo richiede, documenta prima i tentativi di rimuovere i collegamenti problematici. L’elenco va valutato da chi conosce lo storico: un nuovo caricamento sostituisce quello precedente e non costituisce una semplice aggiunta. Inoltre, i link rifiutati possono continuare a comparire nel report.
Per una contestazione effettiva, segui il percorso della guida alle azioni manuali e alla richiesta di riesame. Non usare un file generato automaticamente come manutenzione periodica.
Concludi il controllo con una decisione verificabile
Prepara una tabella con dominio, esempi, destinazione, relazione con l’azienda, riscontro in Search Console e azione proposta. Assegna un responsabile solo ai casi che richiedono lavoro: gli altri possono restare documentati senza interventi.
- Conserva l’esportazione iniziale e gli esempi esaminati.
- Descrivi il problema accertato, evitando etichette generiche.
- Concorda l’operazione precisa e il materiale da conservare.
- Rileggi successivamente gli avvisi e il rendimento del sito.
Valuta il risultato in base al problema risolto, non alla scomparsa immediata di ogni riga. Per una menzione aziendale sbagliata, per esempio, il risultato utile è che il lettore raggiunga la pagina corretta con informazioni attendibili.
Domande frequenti
Un sito straniero che mi cita è necessariamente spam?
No. Valuta il contenuto e il rapporto con l’attività: può essere un fornitore, una pubblicazione o una citazione autentica. La lingua e l’estensione del dominio, da sole, non bastano a decidere.
Perché vedo un link che non trovo più nella pagina?
Il report può contenere collegamenti rilevati in passato. Annota l’esito del controllo e distingui lo storico mostrato da Search Console dallo stato attuale della pagina.
Devo rifiutare tutti i link segnalati dal software SEO?
No. Il punteggio del software non è una decisione di Google. Occorre una valutazione degli esempi, dello storico delle attività e delle condizioni previste per lo strumento.
Posso capire chi ha creato i link dal solo report?
Non sempre. Il report aiuta a individuare la provenienza, ma non dimostra chi abbia commissionato una pubblicazione. Servono ulteriori riscontri prima di attribuire responsabilità.
Fonti ufficiali e approfondimenti
Consulta le fonti per verificare le indicazioni applicabili alla tua attività e al caso concreto.
